Benvenuti. Non esistono quasi limiti di tempo e di spazio nella dimensione dei proverbi, tanto vasta ne è la diffusione nel tempo e nello spazio. Da tempo immemorabile l'uomo fa uso di proverbi, sia nella tradizione orale come in quella scritta. Spesso è assai difficile risalire all'origine di un proverbio e stabilire se esso è transitato dalla tradizione orale alla letteratura o viceversa, se è di origine colta o popolare. Anche la linea di demarcazione tra proverbi, detti, motti, sentenze, aforismi, è assai sottile e forse non è così importante come si crede definire l'origine di un proverbio o di un aforisma quanto piuttosto risalire alle motivazioni che ne hanno determinato sia la nascita che l'uso più o meno frequente.

Della mia passione e delle mie ricerche sull'argomento e non solo su questo, cercherò di scrivere e divagare ringraziando anticipatamente quanti vorranno interagire e offrire spunti per sviluppare il tema col proprio personale e gradito contributo.

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venerdì 15 giugno 2007

I Proverbi 'corrotti'

Giuseppe Giusti, nella prefazione alla sua monumentale raccolta di proverbi, rimprovera agli scrittori di aver "corrotto" la versione originaria dei proverbi, sottraendogli così la naturale freschezza e spontaneità che li contraddistingueva. D'altra parte lo stesso popolo, o chi al popolo ha trasmesso i proverbi originari, ha creato numerose varianti, a volte di significato simile, ma qualche volta in aperta contraddizione col primitivo enunciato. Vasco Pratolini ne "Le ragazze di Sanfrediano" sostiene che la contraddittorietà dei proverbi è proprio il segno della verità che essi esprimono. Io ritengo che i detti, i proverbi, esprimano più che la saggezza dei popoli, le loro convinzioni, la loro esperienza: l'arguzia ma anche l'ingenuità, la fede ma anche la superstizione, la loro personalità ma anche i pesanti condizionamenti a cui sono stati sottoposti. Gli scrittori non sempre riportano i proverbi nella loro versione originale: specialmente quando non sono introdotti dal discorso diretto, vengono piegati alle esigenze stilistiche o ai contenuti che si vogliano esprimere. Giampaolo Pansa ne " Il malloppo" stravolge completamente il proverbio: "Meglio soli che male accompagnati" in "Meglio male accompagnati che soli". Non lo fa unicamente per puro spirito di contraddizione, ma per sottolineare che, nell'intreccio fra mondo della politica e mondo degli affari, le cattive compagnie possono rivelarsi fonte di alti illeciti guadagni (il malloppo appunto), attraverso la diffusa pratica della corruzione o della concussione. Il filosofo Nietzsche in "Così parlò Zarathustra", sottolinea il predominio della borghesia mercantile, parafrasando il proverbio: "L'uomo propone e Dio dispone", sostituendo l'uomo con il principe e Dio con il mercante: "Il principe propone, e il mercante dispone". Da "La miglior vendetta è il perdono", lo storico catanese Santi Correnti ha tratto il titolo di un libro sul linguaggio della mafia: "ll miglior perdono è la vendetta". E, per rimanere in Sicilia, Gesualdo Bufalino in "Bluff di parole" ha tratto "Il Dio frettoloso fa gli uomini ciechi" da "La gatta frettolosa fa i gattini ciechi". "Al cuore non si comanda" diventa "Alla paura non si comanda" in Gaetano Salvemini, I partiti politici milanesi nel secolo XIX . La paura è tutta di Carlo Alberto , re di Sardegna, doppiamente terrorizzato dall'Austria e dalla Rivoluzione.

- Chi prima arriva meglio alloggia.
- Chi tardi arriva male alloggia.
- Chi tardi arriva ... risparmia.

- Chi trova un amico, trova un tesoro.
- Chi trova un tesoro, trova gli amici. (Giuseppe Fumagalli)

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