Benvenuti. Non esistono quasi limiti di tempo e di spazio nella dimensione dei proverbi, tanto vasta ne è la diffusione nel tempo e nello spazio. Da tempo immemorabile l'uomo fa uso di proverbi, sia nella tradizione orale come in quella scritta. Spesso è assai difficile risalire all'origine di un proverbio e stabilire se esso è transitato dalla tradizione orale alla letteratura o viceversa, se è di origine colta o popolare. Anche la linea di demarcazione tra proverbi, detti, motti, sentenze, aforismi, è assai sottile e forse non è così importante come si crede definire l'origine di un proverbio o di un aforisma quanto piuttosto risalire alle motivazioni che ne hanno determinato sia la nascita che l'uso più o meno frequente.

Della mia passione e delle mie ricerche sull'argomento e non solo su questo, cercherò di scrivere e divagare ringraziando anticipatamente quanti vorranno interagire e offrire spunti per sviluppare il tema col proprio personale e gradito contributo.

I commenti sono ovviamente graditi. Per leggerli cliccate sul titolo dell'articolo(post) di vostro interesse. Per scrivere(postare,pubblicare) un commento relativo all'articolo cliccate sulla voce commenti in calce al medesimo. Per un messaggio generico o un saluto al volo firmate il libro degli ospiti (guest book) dove sarete benvenuti. Buona lettura

mercoledì 2 febbraio 2011

Candelora

Per la Santa Candelora
se nevica o se plora
dall'inverno siamo fora;
ma se è sole o solicello siamo
sempre a mezzo inverno (1).

- Candelora Candelora, de l'inverno semo fora; ma se piove o tira vento, ne l'inverno semo dentro (2).

La seconda enunciazione contraddice la prima e suffraga l'opinione che il carattere contraddittorio di proverbi e di modi di dire è la dimostrazione evidente della loro origine popolare; Vasco Pratolini, ne Le ragazze di Sanfrediano si spinge fino ad affermare che "la contraddittorietà dei proverbi è proprio il segno della verità che essi esprimono".

Prevale però l'opinione molto diffusa di trovarsi nel pieno dell'inverno e che l'estate sia ben lontana dell'arrivare:

Viene ben evidenziato da questo wellerismo a botta e risposta:

"Alla Candelora estate dentro e inverno fora; disse la vecchia di dentro il forno"
"Alla Candelora la vernata è fora; risponde l'orso dentro la tana"

Il caldo dell'estate "dentro il forno" e "dentro la tana", mentre fuori dominano incontrastati il freddo e il gelo.

"La festa della Candelora (in toscano ha anche Candelaia) è il secondo giorno di febbraio. Il nome deriva dal latino tardo festum candelarum e si riferisce alla benedizione delle candele che vengono portate accese in processione. Questi ceri benedetti sono poi conservati in casa dai fedeli e vengono accesi, per placare l'ira divina, durante i violenti temporali, aspettando una persona che non torna o si ritiene in grave pericolo, assistendo un moribondo, e in qualunque momento si senta il bisogno d'invocare l'aiuto del cielo: parti difficili, epidemie" (1)

Ci vuole ben altro che accendere una "Candelora" per liberare la nostra povera Patria da speculatori, corruttori e corrotti, scialacquatori del denaro pubblico, ma per pura scaramanzia accendiamola pure questa benedetta (almeno sia benedetta da un "prete da marciapede" e non da prelati graduati e contestualizzanti) Candelora per liberarci dal male di queste Istituzioni malate e servili.

(1) Carlo Lapucci - Anna Maria Antoni, I proverbi dei mesi, Vallardi, 1985
(2) Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana