Benvenuti. Non esistono quasi limiti di tempo e di spazio nella dimensione dei proverbi, tanto vasta ne è la diffusione nel tempo e nello spazio. Da tempo immemorabile l'uomo fa uso di proverbi, sia nella tradizione orale come in quella scritta. Spesso è assai difficile risalire all'origine di un proverbio e stabilire se esso è transitato dalla tradizione orale alla letteratura o viceversa, se è di origine colta o popolare. Anche la linea di demarcazione tra proverbi, detti, motti, sentenze, aforismi, è assai sottile e forse non è così importante come si crede definire l'origine di un proverbio o di un aforisma quanto piuttosto risalire alle motivazioni che ne hanno determinato sia la nascita che l'uso più o meno frequente.

Della mia passione e delle mie ricerche sull'argomento e non solo su questo, cercherò di scrivere e divagare ringraziando anticipatamente quanti vorranno interagire e offrire spunti per sviluppare il tema col proprio personale e gradito contributo.

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sabato 17 gennaio 2009

Efemere: tra aforismi e wellerismi

Le efemere sono "insetti definiti come bestioline o un piccolo fiore costretto ed essiccato tra le pagine di un libro" (dalla nota introduttiva di Sandro Montalto al libro Efemere di Marco Sartorelli) (1).

Queste efemere, nel sottotitolo definite anche aforismi apocrifi, appartengono, come i proverbi, gli aforismi veri e propri ed i wellerismi, alle forme letterarie "brevi".

Sia Montalto, nella

nota introduttiva ,

che la Antolisei,

nella recensione , apparentano le efemere ai wellerismi.
Partendo dalla raccolta di Sartorelli, cercherò di commentarle e di trasformarne la struttura in wellerismi, in un caso mantenondone intatto, o quasi, il significato, in un altro modificandolo.

"Perché no? - Carlo F., 21 anni - Biglietto di addio, Palermo."

"Volevo una vita senza se - Antonio S. - Suicida, Milano, 1964"

Il primo messaggio si commenta da se, il secondo, pur non chiarendo del tutto i motivi del suicidio, si presta ad una qualche considerazione, spero non peregrina.
Se non altro il suicidio permette di scegliere come quando e dove concludere la propria esistenza terrena; si può dire che rappresenta uno dei rarissimi casi nei quali il tempo, il luogo e il come di un evento possono essere oggetto di una scelta più o meno oculata. Ma si può veramente dire che, almeno nel secondo caso, il suicida abbia raggiunto il suo obiettivo?
Certamente ha eliminato dalla sua vita tutti i se che gli procuravano angoscia, ma insieme ai se ha eliminato la propria vita; ha quindi eliminato i se, ma anche sè.
Obiettivo quindi fallito. Questo se ipotizziamo che non esista altra vita oltre quella terrena; ma se ammettiamo una vita ultraterrena il discorso cambia, poiché il suicida trasforma la propria vita senza annientarla, ma il fallimento più grande è che i se non solo non vengono eliminati, ma se ne aggiunge uno nuovo ancora più angosciante, eterno ed irrisolvibile: se avessi scelto di continuare a vivere!

Trasformato in wellerismo potrebbe presentarsi così:

"Volevo una vita senza se, come lasciò scritto un giovane suicida"

La terza efemera:
"A morte l'aggettivo possessivo!
Roberto "Fuego" Gamilo, Rivoluzionario cubano.

Subito modificato in wellerismo, alterandone in qualche modo il contenuto ed in parte confutandolo.:

"Sostituiamo con nostro l'aggettivo possessivo mio , come disse un rivoluzionario cubano.

L'efemera fa riferimento sicuramente ad un rivoluzionario cubano che intende abbattere il regime di Batista, fondato sul dominio opprimente della proprietà privata, sostituendolo con la sua abolizione. Ma un povero cubano che non aveva niente non avrebbe dovuto desiderare di fare una rivoluzione con lo scopo di continuare a non avere ugualmente niente. Quindi più appropriato sarebbe stato uno slogan che mettesse in risalto l'aspirazione alla libertà politica, alla partecipazione alla ricchezza con una equa distribuzione di essa fra tutto il popolo, abolendo i privilegi semi-feudali in vigore col regime di Batista.
Ma l'aggettivo possessivo "nostro" può nascondere insidie ancora più pericolose dell'aggettivo possessivo "mio", specie quando viene adoperato in senso restrittivo.
Se con "nostro" si intendono gli interessi, i valori, ed i disvalori di una ristretta cerchia di uomini e donne, i militari, il partito, la classe dominante, e non tutti i cittadini, l'oppressione coniugata con l'aggettivo "nostro" può diventare ancora più oppressiva di quella esercitata con l'aggettivo "mio".
Quindi ritengo positivo il mio wellerismo (scopiazzato), a condizione che "nostro" sia il più possibile inclusivo , e il più possibile partecipato .



(1) Marco Sartorelli, Efemere - Aforismi apocrifi, Novi Ligure AL, Edizioni Joker, 2004