Benvenuti. Non esistono quasi limiti di tempo e di spazio nella dimensione dei proverbi, tanto vasta ne è la diffusione nel tempo e nello spazio. Da tempo immemorabile l'uomo fa uso di proverbi, sia nella tradizione orale come in quella scritta. Spesso è assai difficile risalire all'origine di un proverbio e stabilire se esso è transitato dalla tradizione orale alla letteratura o viceversa, se è di origine colta o popolare. Anche la linea di demarcazione tra proverbi, detti, motti, sentenze, aforismi, è assai sottile e forse non è così importante come si crede definire l'origine di un proverbio o di un aforisma quanto piuttosto risalire alle motivazioni che ne hanno determinato sia la nascita che l'uso più o meno frequente.

Della mia passione e delle mie ricerche sull'argomento e non solo su questo, cercherò di scrivere e divagare ringraziando anticipatamente quanti vorranno interagire e offrire spunti per sviluppare il tema col proprio personale e gradito contributo.

I commenti sono ovviamente graditi. Per leggerli cliccate sul titolo dell'articolo(post) di vostro interesse. Per scrivere(postare,pubblicare) un commento relativo all'articolo cliccate sulla voce commenti in calce al medesimo. Per un messaggio generico o un saluto al volo firmate il libro degli ospiti (guest book) dove sarete benvenuti. Buona lettura

domenica 1 luglio 2007

Beati gli ultimi se i primi son discreti

BEATI GLI ULTIMI SE I PRIMI SON DISCRETI
(L'ospitalità In Sardegna e in altre parti del mondo - di Arnaldo Cuccu)

Si, se la visita è breve sono graditi gli ospiti. Con loro si può certo dialogare. Ascoltare e parlare come si deve. Con rispetto, dandosi del tu, naturalmente. E' l' ascoltare
gli altri ciò che si deve fare purchè ogni parola che nasce dalla mente abbia un concetto giusto, un consiglio di come ci si deve comportare. Non si sia litigiosi, infingardi. Persone pigre o svogliate. Coloro che, da ogni fatica rifugge. I neghittosi, gli ignavi non li apprezzo. No, non amo gli indolenti. I simulatori, i bugiardi. Son questi i personaggi dell'umana commedia. Carlo Goldoni ce li descrisse metttendoli in berlina. Che non è certo l'automobile dotata di carrozzeria chiusa che s'usa solamente per mostrarla al pubblico presente nei raduni nazionali quando sui muri dell'intera città appaion manifesti, locandine. Se si hanno, in mente queste cose, apparirà magicamente un giardino ove le rose avranno la bellezza e l'incanto che non dovrà, mai, finire. E all'imbrunire, quando s'inoltrerà la sera, vi apparterrà la gioia d'aver trascorso qualche ora insieme per ricordare quanto si è vissuto precedentemente. E' magnifico il sostare, sapere d'essere tra amici, bere o mangiare alla stessa mensa. Se son discreti gli amici che tu hai terranno anche il segreto loro confidato senza che lo si propali ai quattro venti. Ricordi "Il barbiere di Siviglia"? La calunnia, diveva, è un venticello che, talvolta, divien così potente che lo si può paragonare a una tempesta. E, se la notte sopraggiunge, ci si saluta con una stretta di mano ed un abbraccio. Ci si augura la buonanotte ed ognuno se ne va via augurandosi di ritrovarsi tutti in compagnia. Dopo una notte silenziosa, quieta ove i sogni sono stati insieme a te, del tutto riposato quando l'alba e le prime luci appariranno e ti sarai destato affronti il giorno con maggior vigore e non avrai, t'assicuro, il timore d'aver perso qualcosa. Anzi ti parrà d'avere guadagnato un momento di serenità che pian piano condurrà un'ora dopo l'altra ad affrontare un viaggio attraverso il quale immagini e colori del tutto nuovi ti diranno. su, fatti coraggio che tutto andrà benone. E dopo i primi amici, che hai ospitato nella tua abitazione, starai bene anche coi secondi. E' così. Non si può negare.

Bandiera vecchia, onor di capitano

BANDIERA VECCHIA ONOR DI CAPITANO
(diapositive, immagini d'un uomo che ama la compagnia, il mare, la poesia - di Arnaldo Cuccu)

Il sole era appena tramontato. Il cielo diveniva grigio e l'uomo se ne stava in panciolle con il mano un bicchiere d'acqua fresca con poche gocce di limene. Era una soddisfazione il vederlo mentre stava sintonizzando la propria radiolina per ascoltare un programma di canzoni. Erano altri i padroni, lui non era altro che un servo molto prima d'oggi. Si ricordava dei bei tempi andati e di quando conobbe loretta Goggi. Quello che indossava era un pigiama a righe gialle e blu. Si ricordava quando in gioventù sognava d'essere il nipotino del corsaro nero e ad essere sincero tartagliava un poco quando spirava il vento di levante. Viaggiare gli piaceva e s'imbarcò su una petroliera quella sera di cent'anni fa. Era secco come un baccalà e dopo aver fumato una sigaretta come d'abitudine aprì un libro dalle pagine intonse. Lo fece con il tagliacarte che aveva tolto dal cassetto della scrivania. Lesse e quella poesia gli apparve subito, all'istante. Oh si! Tutte le parole scritte che aveva lette chissà quant'altre volte, le sembrarono nuove. Provò così una struggente nostalgia che non vi dico ma voi potete bene immaginare. Vide il mare, i gabbiani, udì il vento che accarezzava dolcemente le vele e gli piacque il tutto. Aperse poi il cassetto e, con grande meraviglia, ritrovò quella vecchia bandiera che credeva fosse andata persa. Canticchiò l'inno di Mameli. Aperse un albo di fotografie e vide i suoi compagni che gli tendevano la mano per salutarlo e poterlo ringraziare per averli salvati quando era il momento di dimostrare che si aveva coraggio nel compiere il dovere. Anche a costo della propria vita dato che era stato l'ultimo tra tutti quanti i componenti del suo gruppo. Eppe un groppo alla gola ma la felicità la si vedeva bene dai suoi occhi cerulei. O voi che state qui a leggere quanto sto scrivendo rammentatevi bene: bandiera vecchia onor di capitano. Non andrò lontano. Rimarrò con voi e tra di voi per parlare, comporre e scrivere solo di poesia come è giusto ch'io faccia

Bacco, Tabacco e Venere ...

BACCO, TABACCO e VENERE
(Racconto breve scritto da Arnaldo Cuccu)

Non vi era alcun dubbio che prima o poi dovesse accadere. Si, era un brav'uomo quel vecchio! Tutti lo conoscevano in paese. Non ricordo quale nome avesse ma era dedito alle scommesse e frequentava molti amici. Che poi fossero veramente amici non scommetteci. Perdereste quel poco che vi è rimasto. Quand'era a scuola tutti ritenevano che fosse il migliore dell'intera classe. Se interrogato dall'insegnante, di una qualsiasi materia, sapeva rispondere a modo alle molte domanche che gli ponevano i professori. In matematica, poi, era un genio. Tanto che i compagni lo chiamavano addirittura Einstein. E in fisica,"la scienza che indaga i fenomeni naturali, le leggi della materia, del tempo e del movimento, con metodi sperimentali ed elaborazioni matematiche, al fine di formulare un sistema di leggi che ne permettano una conoscenza razionale e la più esatta possibile", come direbbe l'enciclopedia, era addirittura un mostro!!! Era d'un'intelligenza fenomenale. Dopo l'asilo le medie, le professionali, l'università. Laureato con il centodieci e lode era stato assunto da una ditta costruttrice di personal computer. Ma, come stavo dicendo, frequentava un po' troppo certi amici che ti raccomando!!! Pur essendo ammogliato e pur avendo una nidiata di figli si era lasciato prendere dal vizio del bere. E si recava, ogni sera, a tracannare senza alcuna posa bicchieri di birra congelata appena tolta dal frigo. Ed erano innumerevoli. E gli amici, quegli scrocconi che non ti dico, ne approffittavano abbondantemente. Fumava decine di pacchetti di sigaretti ogni santo giorno. Abbandonata la moglie ed i figli se ne andava gironzolando senza meta per le strade la notte quasi questuando un poco d'amore. Naturalmente a pagamento, il poveraccio! Che strazio, faceva pena a guardarlo. Fu addirittura testimone d'una rissa partecipandovi con il coltello e con questo, si scrisse su tutti i giornali, aveva ucciso. Era stato arrestato e privato di tutto quel poco che ancora gli rimaneva. E tutto questo fu a causa dei cosiddetti amici che non erano, di certo, tali.