Benvenuti. Non esistono quasi limiti di tempo e di spazio nella dimensione dei proverbi, tanto vasta ne è la diffusione nel tempo e nello spazio. Da tempo immemorabile l'uomo fa uso di proverbi, sia nella tradizione orale come in quella scritta. Spesso è assai difficile risalire all'origine di un proverbio e stabilire se esso è transitato dalla tradizione orale alla letteratura o viceversa, se è di origine colta o popolare. Anche la linea di demarcazione tra proverbi, detti, motti, sentenze, aforismi, è assai sottile e forse non è così importante come si crede definire l'origine di un proverbio o di un aforisma quanto piuttosto risalire alle motivazioni che ne hanno determinato sia la nascita che l'uso più o meno frequente.

Della mia passione e delle mie ricerche sull'argomento e non solo su questo, cercherò di scrivere e divagare ringraziando anticipatamente quanti vorranno interagire e offrire spunti per sviluppare il tema col proprio personale e gradito contributo.

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lunedì 17 gennaio 2011

O mangi questa minestra o salti dalla finestra, ovvero: il significato di conservatore nel novissimo vocabolario liberista

Tra tutti i commenti a sostegno della linea Marchionne, da parte di giornalisti che si vantano di essere guidati dalla testa e non dalla pancia nel pensare e nello scrivere, uno in particolare mi ha colpito per l'audacia, per l'originalità, per la profonda capacità di vedere quello che i comuni ben-pensanti non riescono a vedere, cioè dell'aver compreso che il lavoratore che ha votato "no" è un conservatore.
Che cosa pretende di conservare costui che si oppone a massicci investimenti finalizzati al rilancio produttivo di un'azienda che in passato si è retta sul sostegno finanziario pubblico ed ora, finalmente, ha deciso di andare avanti soltanto con le sue forze, con l'intelligenza del suo manager e col duro lavoro dei dipendenti, in special modo di quello degli operai addetti alla catena di montaggio. Con quale senso di irresponsabilità questo operaio del "no" pretende di conservare tutte le pause a lui generosamente elargite, cosa sono dieci minuti di pause in meno, per giunta "profumatamente" retribuite con ben 35 euro mensili? Cosa gli costa andare in mensa a fine turno anziché a metà. Cosa sono queste microscopiche rinunce di fronte agli aumenti salariali che già si profilano luminosi all'orizzonte?

E poi perché si sostiene che viene intaccato il diritto allo sciopero, quando invece le limitazioni hanno solo lo scopo di vanificare ogni efficacia allo sciopero stesso senza però intaccarne il diritto?

A chi obietta che uno sciopero inefficace equivale a un non sciopero si ribadisce che non si può pretendere di avere "la botte piena e la moglie ubriaca"; bisogna accontentarsi di un diritto formale senza pretendere che diventi sostanziale.

A rigore non è la prima volta che il concetto liberista di conservatore viene applicato ai lavoratori dipendenti. Esso concetto è stato e viene tutt'ora applicato ai lavoratori che pretendono di avere la pensione con soli 35 anni di duro lavoro, addirittura vengono additati come nemici delle nuove generazioni in quanto ne pregiudicherebbero il presente ed il futuro. Secondo questa impostazione il mondo della finanza speculativa, delle esose banche, degli imprenditori nomadi non avrebbe alcuna responsabilità della crisi, ma essa sarebbe causa del conservatorismo della classe dei lavoratori dipendenti che pretenderebbero di "salvare capra e cavoli" di esigere di avere contemporaneamente diritti e lavoro, senza voler rinunciare alla loro vita privata sacrificandosi per il bene pubblico; non li sfiora minamamente che quello che essi definiscono bene pubblico non è invece sic et simpliciter il benessere smodato delle classi dominanti.

Riappropriamoci del vocabolario delle classi subalterne, diamo del conservatore e del reazionario a chi vuole conservare privilegi e negare legittime aspirazioni a chi sta perdendo anche i pochi diritti faticosamente e a duro prezzo conquistati.