Benvenuti. Non esistono quasi limiti di tempo e di spazio nella dimensione dei proverbi, tanto vasta ne è la diffusione nel tempo e nello spazio. Da tempo immemorabile l'uomo fa uso di proverbi, sia nella tradizione orale come in quella scritta. Spesso è assai difficile risalire all'origine di un proverbio e stabilire se esso è transitato dalla tradizione orale alla letteratura o viceversa, se è di origine colta o popolare. Anche la linea di demarcazione tra proverbi, detti, motti, sentenze, aforismi, è assai sottile e forse non è così importante come si crede definire l'origine di un proverbio o di un aforisma quanto piuttosto risalire alle motivazioni che ne hanno determinato sia la nascita che l'uso più o meno frequente.

Della mia passione e delle mie ricerche sull'argomento e non solo su questo, cercherò di scrivere e divagare ringraziando anticipatamente quanti vorranno interagire e offrire spunti per sviluppare il tema col proprio personale e gradito contributo.

I commenti sono ovviamente graditi. Per leggerli cliccate sul titolo dell'articolo(post) di vostro interesse. Per scrivere(postare,pubblicare) un commento relativo all'articolo cliccate sulla voce commenti in calce al medesimo. Per un messaggio generico o un saluto al volo firmate il libro degli ospiti (guest book) dove sarete benvenuti. Buona lettura

sabato 8 maggio 2010

Conigli ruggenti

Giacinto Menotti Serrati in un articolo del 1919 sull'Avanti:

"Mussolini è un coniglio, un coniglio fenomeno: rugge. La gente che lo vede ma non lo conosce, lo piglia per un leone" (1)

Serrati non immaginava che di lì a poco avrebbero ruggito tutti, persino i leoni:
"Roaring Twenties" - I ruggenti Anni Venti - con la poderosa crescita della produzione e dei consumi (perlomeno negli USA), che si arresterà nel 1929.

Oggi, 2010, ruggiscono solo i leoni, con una sola eccezione, messa in risalto dal quotidiano "Il Giornale".
Il coniglio a cui fa riferimento il quotidiano non rugge ma ruggisce.
Dissento totalmente da questa valutazione: sono convinto che l'attuale Presidente della Camera dei Deputati non sia un coniglio, ma un autentico leone, nato e vissuto in cattività e circondato da innumerevoli zelanti domatori che si prodigano ad ammansirlo, ma pur sempre un leone.
La difesa delle PREROGATIVE del parlamento, della rigorosa DIVISIONE dei POTERI, la rivendicazione delle funzioni di CONTRAPPESO esercitate dalla Corte Costituzionale, il tentativo di svuotamento di tutti gli Organi di Controllo sulla attività del Governo, la pretesa di mettere il bavaglio alla informazione critica, sono stati avvertimenti ed ammonimenti pienamenti legittimi e pienamente coerenti alla funzione esercitata.
I numerosi e proditori attacchi ai quali il leone è stato sottoposto ne hanno in buona parte ridimensionato la baldanza, e così, ai primitivi ruggiti si sono alternati alcuni timorosi belati, rischiando di trasformarlo in un leone belante.
Si è nuovamente fatto ricorso al ritornello della MAGISTRATURA POLITICIZZATA, e a "distinguo", non sempre sottili, per poter risalire sul carro dei vincitori.
Con un misero sette per cento (mi viene in mente l'holmesiana soluzione sette per cento), di consensi all'interno del PDL, con la totale avversione da parte della Lega, con la stampa padronale che non molla l'osso, non si può rischiare di rimanere emarginati.
Così il leone ha smesso di ruggire e temo che non tarderà molto ad accodarsi al branco.

(1) da Venerio Cattani, Rappresaglia, Venezia, Marsilio, 1997 - pag. 103

martedì 4 maggio 2010

Canto politico

Nel 1977 Bruno Lauzi compone la canzone "Io canterò politico", nella quale afferma che introdurrà temi politici nelle sue canzoni solo quando i suoi colleghi smetteranno di sfruttare l'attenzione dei consumatori di dischi verso i temi politici e sociali che spinge i cantautori a venire incontro ai gusti del pubblico solo per realizzare profitti. Così Lauzi si esprime: " ... i miei finti colleghi che fan rivoluzioni, seduti sopra pacchi di autentici milioni".
L'espressione "finti" credo stia a significare che questi opportunisti possono chiamarsi "colleghi" solo di nome ma non di fatto, in quanto Lauzi ritiene che non siano dei veri musicisti, ma solo dei profittatori di scarso talento musicale.
Forse Lauzi aveva il dente avvelenato dalla risposta in musica data da Sergio Endrigo alla sua pur bellissima canzone "La donna del Sud", musicalmente assai riuscita ma a cui Endrigo rimproverava una descrizione dell'immigrazione nel Nord alquanto di maniera. "Il treno che viene dal Sud", rispondeva, abbastanza esplicitamente a Lauzi affermando che "Il treno che viene dal sud non porta soltanto Marie con le labbra di corallo", ma "Dal treno che viene dal sud discendono uomini cupi che hanno in tasca la speranza ma che in cuore sentono che questa nuova, questa grande società, questa nuova, bella società non si farà".
Non che Lauzi avesse del tutto torto, poiché non sono mancati non solo nella canzone italiana, ma anche nella cultura e nell'informazione in generale, artisti e scrittori che hanno trattano temi politici e sociali non per convinzione ma per convenienza.
Del resto i cantanti i cui temi erano squisitamente individuali ed intimisti non hanno sempre raggiunto risultati artisticamente validi, anzi spesso, l'assenza di temi sociali non era sufficiente ad affermare la genuinità dei loro prodotti, non sempre rime ispirate, ma non di rado musica e rime melense, o, per dirla verghianamente "melanzose rime".
Il panorama della canzone politica non era comunque così insincero come Lauzi ha voluto farlo apparire:
Nel 1972 Baglioni compone "Caro padrone", a cui è stato dato presto l'ostracismo; nel 1974 De Gregori compone "Le storie di ieri", inserita nel 1975 nell'album "Rimmel", Claudio Lolli, "Quello lì (compagno Gramsci)".
E' pur vero che alcune canzoni incitavano all'odio di classe, come "Contessa" di Paolo Pietrangeli - " Mio caro padrone domani ti sparo" ... poi attenuato con " ... miglior vendetta sia proprio il perdono", ma nella produzione di canzoni di ispirazione politica e sociale se ne distinguono alcune di elevato valore musicale e poetico.
Un autore su tutti proprio Sergio Endrigo, che insieme al tema dell'amore, in tutte le sue varianti, canta la sua passione politica:
"Anch'io ti ricorderò" dedicata al "Che", "Perché non dormi fratello", "Il dolce paese", "Camminando e cantando la stessa canzone", "Lettera da Cuba".
Come non ricordare "Musica ribelle" di Eugenio Finardi, riproposta poi da un cantante "intimista" come Luca Carboni, che pur non rinnegando la sua ispirazione "individalista" riconosceva piena validità alle canzoni sociali incidendo l'album "Musiche ribelli", comprendente alcune canzoni di protesta e di lotta dei suoi colleghi "veri".
Il "dissidio" tra Lauzi ed Endrigo troverà una signorile composizione per merito di entrambi: Endrigo canterà, con eccellente risultato, "La donna del Sud", e Lauzi parteciperà alla serata dedicata ad Endrigo, l'anno dopo la sua morte, cantando "Via Broletto".
Altri tempi, altri uomini d'animo gentile.