Benvenuti. Non esistono quasi limiti di tempo e di spazio nella dimensione dei proverbi, tanto vasta ne è la diffusione nel tempo e nello spazio. Da tempo immemorabile l'uomo fa uso di proverbi, sia nella tradizione orale come in quella scritta. Spesso è assai difficile risalire all'origine di un proverbio e stabilire se esso è transitato dalla tradizione orale alla letteratura o viceversa, se è di origine colta o popolare. Anche la linea di demarcazione tra proverbi, detti, motti, sentenze, aforismi, è assai sottile e forse non è così importante come si crede definire l'origine di un proverbio o di un aforisma quanto piuttosto risalire alle motivazioni che ne hanno determinato sia la nascita che l'uso più o meno frequente.

Della mia passione e delle mie ricerche sull'argomento e non solo su questo, cercherò di scrivere e divagare ringraziando anticipatamente quanti vorranno interagire e offrire spunti per sviluppare il tema col proprio personale e gradito contributo.

I commenti sono ovviamente graditi. Per leggerli cliccate sul titolo dell'articolo(post) di vostro interesse. Per scrivere(postare,pubblicare) un commento relativo all'articolo cliccate sulla voce commenti in calce al medesimo. Per un messaggio generico o un saluto al volo firmate il libro degli ospiti (guest book) dove sarete benvenuti. Buona lettura

venerdì 3 luglio 2009

Imprenditori e dipendenti uniti nella lotta?

Chi afferma che la lotta di classe è una vecchia ferraglia arrugginita, del tutto incapace di modificare gli assetti socio-economici di un paese, un anacronismo, insomma, del tutto inadeguato per i tempi che stiamo vivendo, dovrebbe navigare fra i blog con maggior spirito di ricerca e scevro da ogni pregiudizio.
Troverebbe così una riedizione della lotta di classe in termini del tutto inaspettati ma alquanto suggestivi.
Non più l'irriducibile antagonismo tra padroni e servi, tra imprenditori e mano d'opera, tra proprietari dei mezzi di produzione e proletari, ma tra protagonisti del mondo del lavoro, imprenditori e lavoratori dipendenti, uniti nella lotta contro un nemico comune, ritenuto come il principale, se non unico, responsabile, delle crisi economihe, almeno in Italia, passate, presenti e, se non si interviene, anche future.
Qual è questo nemico comune a tutti gli uomini di buona volontà?
Più delle varie forme di criminalità organizzata, questo nemico viene individuato nella lentezza, nella contraddittoria babele di leggi e disposizioni che regolano la vita lavorativa, e non solo, di tutti gli italiani. In una parola questo Moloch inarrestabile e vorace prende il nome di Burocrazia.
Secondo questa geniale tesi, questo mostro colpirebbe in modo uguale ricchi e poveri, datori di lavoro e dipendenti, uomini e donne validi e uomini e donne diversamente abili.
A questo punto, per esprimermi come il celebre umorista Achille Campanile, dissenteria.
Esprimo il mio totale dissenso nei confronti di questa brillante ma non veritiera tesi. Non perché non ritenga la burocrazia, così come la viviamo nel nostro paese, un male, ma perché non solo assolutamente convinto che essa colpisca classi dominanti, ceti medi, più o meno impoveriti, e classi cosiddette strumentali e subalterne allo stesso modo; anzi mi azzardo a sostenere che essa burocrazia consolidi il dominio di classe tra sfruttatori e sfruttati.
Chi dispone di scarsi mezzi finanziari non può difendersi con la stessa efficacia di chi invece può permettersi un intero apparato difensivo e offensivo, non escluse forme di pressione dirette od indirette, come ad esempio la corruzione, che raramente apre le porte della prigione, ma che spesso accelera tutte quelle operazioni che per il cittadino comune diventano irraggiungibili.
Rigetto questa lotta di classe, argutamente battezzata liberale, ma che non libera né energie nuove né, tantomeno, contribuisce ad uno sviluppo armonico della società.
Riformiamo la burocrazia, ma ognuno per proprio conto. Sono convinto che in questa lotta le classi dominanti si comporterebbero come "gli eroi da sesta giornata", come quegli assenti dalle "Cinque Giornate di Milano", che si sono fatti vedere solo quando tutto si era compiuto, pretendendo meriti che non gli appartenevano.

1 commento:

  1. Concordo in toto con te, Antonio.
    Spesso, termini simili (intendi: “burocrazia”) significano realtà o rimandano a cose opposte.
    L’imprenditore, infatti, col termine burocrazia intende tutto quel complesso di leggi, norme, regolamenti, controlli ecc. che anche solo in teoria, potrebbero rallentare la crescita dei propri profitti.
    Il complesso in questione, per lui, va dunque eliminato.
    Se poi ciò dovesse causare danni o anche lutti ai lavoratori, è sempre possibile ricorrere al classico scaricabarile, a qualche cavillo legale o parlare di tragiche fatalità..
    Per il lavoratore, “burocrazia” è ciò che blocca o rende arduo il suo accesso al mondo del lavoro, impedisce la tutela dei suoi diritti, nega un innalzamento sul piano salariale…
    Ma abbiamo visto che (tragedie Thyssen, Sarroch, forse ora anche Viareggio ecc.) quando si è troppo “disinvolti” nel rispettare le leggi, i cocci sono di chi lavora.
    Eppure Platone (nella “Repubblica”) asseriva che perfino in una banda di ladri, esistono delle regole…
    Gramsci sosteneva (nei “Quaderni”) che la stessa “questione della lingua” è collegata a problemi di “classe dirigente” e di riorganizzazione “dell’egemonia culturale.”
    La lingua non è quindi neutra o dimensione confinata in astratti ambiti filosofici, ma rimanda a fatti molto concreti e spesso, dolorosi.
    A presto!

    RispondiElimina