Benvenuti. Non esistono quasi limiti di tempo e di spazio nella dimensione dei proverbi, tanto vasta ne è la diffusione nel tempo e nello spazio. Da tempo immemorabile l'uomo fa uso di proverbi, sia nella tradizione orale come in quella scritta. Spesso è assai difficile risalire all'origine di un proverbio e stabilire se esso è transitato dalla tradizione orale alla letteratura o viceversa, se è di origine colta o popolare. Anche la linea di demarcazione tra proverbi, detti, motti, sentenze, aforismi, è assai sottile e forse non è così importante come si crede definire l'origine di un proverbio o di un aforisma quanto piuttosto risalire alle motivazioni che ne hanno determinato sia la nascita che l'uso più o meno frequente.

Della mia passione e delle mie ricerche sull'argomento e non solo su questo, cercherò di scrivere e divagare ringraziando anticipatamente quanti vorranno interagire e offrire spunti per sviluppare il tema col proprio personale e gradito contributo.

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domenica 7 ottobre 2007

Distinguo: Tra o fra?

Alla sempre più marcata omologazione di comportamenti e di ideali o presunti tali non si sottrae nemmeno la grammatica italiana. In nome di una pretesa semplificazione e di una pretenziosa ricerca di ottimizzazione, anche della risorsa lingua, vanno scomparendo quei distinguo che per tanti secoli ci hanno donato quella lingua letteraria ed orale tanto ricca di significati e di sfumature.
Pur permanendo nel dialetto-lingua toscano, codesto, ad esempio, non viene mai, o quasi mai, adoperato nella lingua scritta e parlata. Un libro ubicato vicino a chi ascoltava veniva preceduto da codesto, nella lingua figurata un'aspirazione, un'idea, un ideale appartenente a chi ascoltava, veniva accompagnato da codesto, come a sottolineare una estraneità, una presa di distanza; ad esempio “codesto tuo comunismo” o “codesto tuo fascismo”, riferiti ad interlocutori portatori di idee antagoniste alle proprie.

Le particelle “tra” e “fra” non sono sfuggite a tale nefasta omologazione. Ci si preoccupa solamente di evitare cacofonie del tipo “fra frati”, lasciando piena discrezione all'utente di usare l'una o l'altra particella.
Il linguista Aldo Gabrielli, compianto valente lessicografo, glottologo e letterato, bocciava come saccente pedanteria la pretesa di attribuire alle due particelle particolari significati, addirittura opposti.
Ho richiesto una consulenza in merito all'Accademia della Crusca, che pur rispondendomi cortesemente, non ha ritenuto la questione meritevole di essere trattata nel loro sito, dando ragione alla tesi del Gabrielli.
Eppure l'eccellente linguista Leo Pestelli in Parlare italiano, aveva sottolineato la ricchezza di sfumature che giustificava un uso corretto e ben differenziato delle due particelle.
Cerco di riassumere a memoria:
Fra deriva da infra,
tra da inter;
fra indica vicinanza, di luogo, nel tempo, comunanza di affetti,
tra indica lontananza, nel tempo e nello spazio, discordanza.
Si dirà quindi “Ci vediamo fra due ore”
“Tra moglie e marito non mettere il dito”
“Fra me e te sta nascendo un profondo sentimento”

Addirittura, senza aggiungere altro, si possono esprimere molto brevemente anche sentimenti profondi:
“Fra noi” fa intuire una forte comunanza di sentimenti e/o di interessi
“Tra noi” proprio il contrario.

Le due particelle si possono altresì utilizzare in modo criptato:
“Ci vediamo fra due ore” si può utilizzare quando si ha veramente volontà di rivedersi presto.
“Ci vediamo tra due ore” quando non si ha alcuna voglia o possibilità di rivedersi, e quindi le due ore possono diventare settimane o mesi, o addirittura mai.

Propendo nettamente per la tesi del Pestelli che mi piace riassumere con la parafrasi del proverbio:
“Questo o quello per me pari sono”
“Tra o fra per me pari non sono”

A proposito di grammatica mi viene in mente che se esiste una grammatica dei numeri (1), difficilmente può esistere una Matematica della grammatica; non sempre è infatti possibile applicare alla grammatica la proprietà commutativa, che nel caso della grammatica potrebbe così essere enunciata:
“Cambiando l'ordine fra sostantivo ed aggettivo il significato non cambia”

Come ha fatto notare un altro valente linguista, Cesare Marchi, non sempre

“Una buona donna” è “Una donna buona”

così come

“La Buona Società” raramente è “Una società buona”



(1) Giuliano Spirito, Grammatica dei numeri, Roma, Editori Riuniti, 1997

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